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La formazione degli Stati nazionali nella storia europea dell’800, con particolare riferimento al Risorgimento italiano e all’unificazione tedesca

di Vincenzo Napolitano

Tra il 1848 ed il 1870 si compirono alcuni rilevanti processi storici, che erano iniziati in epoche precedenti. La crescita industriale di alcune aree europee, come la Francia, l’Inghilterra e la Germania determinò un forte sviluppo economico, che spostò verso Occidente l’asse degli equilibri: contemporaneamente, gli imperi dell’Europa orientale, Austria e Russia, viderocol tempo diminuire la loro possibilità di influire sulle sorti dell’Europa e la loro valenza sul piano internazionale. Per questo motivo, l’ordine stabilito dal Congresso di Vienna nel 1815 andò definitivamente in frantumi ed i due maggiori Stati dell’Occidente, Francia e Inghilterra, ma soprattutto la seconda, intensificarono il loro dominio politico ed economico nei continenti non europei, inaugurando l’epoca del colonialismo. Intanto rispetto al primo ventennio del secolo, le idee politiche liberali avevano acquistato maggiore forza in tutta l’Europa, diffondendosi in particolare tra le classi borghesi. Parallelamente, la trasformazione profonda della società europea, provocata dallo sviluppo industriale e dal predominio della borghesia,aveva accresciuto ovunque il conflitto tra le classi e generato nel popolo e negli operai lo spirito di organizzazione e di lotta sociale, ricorrendo sia a metodi legali, che alla rivolta. Fu in questo periodo che le idee democratiche e le tendenze socialiste guadagnarono la fiducia dei ceti deboli ed assunsero sempre più una coloritura rivoluzionaria. I movimenti nazionali, nati dagli sconvolgimenti dell’assetto politico ed economico della vecchia Europa, trassero quindi alimento dalle mutate condizioni storiche, soprattutto in Italia ed in Germania, cioè in quelle due aree che il Congresso di Vienna aveva lasciato politicamente divise in molti Stati di medie e piccole dimensioni. Tali premesse comuni fecero sì che il cammino verso l’unificazione nazionale italiana e tedesca si svolgesse lungo linee parallele e, per certi aspetti, intrecciate. Il motivo ispiratore e motore di tale cammino fu la grande ondata delle rivoluzioni europee del 1848. Infatti la creazione degli Stati nazionali in Italia e in Germania avvenne sotto la guida di due entità statali già esistenti, lo Stato sabaudo e quello prussiano, due monarchie all’interno delle quali era sorta una classe dirigente capace di grandi diesegni politici, ma conservatrice sul piano delle riforme sociali, composta prevalentemente da proprietari terrieri. Cavour in Italia e Bismarck in Germania compresero bene che bisognava raccogliere, utilizzare ed incanalare le tendenze e le aspirazioni delle classi dirigenti dei due paesi: l’ascesa del Piemonte e la politica cavouriana furono possibili però solo grazie al rafforzamento del regime bonapartista in Francia, il quale, seppure conservatore ed antiliberale, introdusse un elemento dinamico nella situazione europea con la politica egemonica intrapresa da Napoleone III. Ciò significò il crollo della Santa Alleanza, come risultò evidente nel momento in cui le potenze occidentali, Francia e Inghilterra, attaccarono la Russia nella guerra di Crimea , godendo della neutralità dell’Austria. Della nuova situazione internazionale si rese ben conto il primo ministro piemontese Cavour, il quale inviò anch’egli un contingente di truppe mercenarie a fianco della Francia e dell’Inghilterra: così al congresso di Parigi, che pose fine alla guerra, Cavour ebbe la possibilità di sollevare ufficialmente il problema italiano. L’affermazione della politica liberale dello statista sabaudo segnò una profonda spaccatura nel movimento mazziniano e democratico, che in parte si schierò in una sorta di compromesso con il Piemonte liberale, in parte abbracciò radicalmente la diffusione dei principi socialisti, con Pisacane. Anche il processo storico che portò, tra il 1859 ed il 1861 alla costituzione del Regno d’Italia deve essere inquadrato nella favorevole situazione internazionale, determinata dalla crisi definitiva della Santa Alleanza e da una serie di possibilità contingenti, che ancora una volta Cavour seppe sfruttare al meglio: egli da un lato si assicurò l’appoggio della borghesia liberale, dall’altro riuscì a guidare il movimento nazionale senza che prevalessero le forze democratiche, impedendo loro di compiere pericolosi colpi di mano: furono infatti i democratici ad ispirare le annessioni al Regno sabaudo dell’Emilia e della Toscana e ad assumere l’iniziativa della liberazione del Mezzogiorno con la spedizione dei Mille nel 1860. Nel ventennio che va dal 1850 al 1870, la fisonomia europea mutò radicalmente: l’ascesa in campo mondiale dell’Inghilterra liberale, la crisi dell’impero napoleonico in Francia e la costituzione dell’impero tedescoper opera della Prussia di Bismarck furono gli eventi storici decisivi di questo cambiamento. Proprio la nascita del Reich germanico, dopo la guerra austro-prussiana del 1866 e quella franco-prussiana del 1870, dimostrò come, nelle nuove condizioni dell’Europa, le aspirazioni nazionali potessero rapidamente trasformarsi innazionalismo ed in politica di potenza. Per la verità la monarchia prussiana, nonostante la difficile crisi interna, non aveva mai abbandonato l’idea di poter esercitare una funzione nazionale, a discapito del decadente Impero asburgico; lo sviluppo industriale e la superiorità economica consentirono alla Prussia di porsi a capo della nascente nazione tedesca. Indispensabile al decollo politico prussiano fu il programma posto in essere dal cancelliere Bismark, il quale puntò espressamente su un’abile strategia espanssionistica, accompagnata ad una spregiudicata azione diplomatica che ottenne successi oltre ogni attesa. Neppure i due Imperi dell’Europa orientale riuscirono a sottrarsi del tutto alla necessità di mutamenti: quello asburgico travagliato dalla questione delle nzionalità soggette, adottò la forma della duplice monarchia austro-ungarica, che alienò completamente alla dinastia regnante, le simpatìe degli slavi; quello russo conobbe con lo zarAlessandro II la breve stagione di riforme di uno Stato che ancora conosceva la servitù della gleba, interrotta dalla rivoluzione polacca del 1863 e dall’oggettiva impossibilità di rivitalizzare veramente il sistema di governo assoluto zarista. Il Regno d’Italia completò la sua unificazione, quasi perchè coinvolto nei mutamenti in atto ed ormai contribuiva alla pari alla definizione dell’assetto e dell’equilibrio europeo: nel 1866 acquisì il Veneto e quattro anni più tardi Roma, in connessione con le due guerre scatenate dalla Prussia, ma anche perchè vide crescere al suo interno le forze politiche influenzate dall’esempio tedesco e orientate verso più stretti legami con la Germania. Più vivi si fecero in Italia i contrastipolitici, sociali ed economici, ai quali la Destra storica, erede diretta del programma liberale di Cavour, non era più in grado di dare una risposta soddisfacente, fino a cedere il passo alla Sinistra nel 1876. L’Europa borghese nella quale i ceti capitalistici agrari, finanziari ed industriali erano diventati predominanti, aveva raggiunto il proprio apogeo, servendosi dell’espansione coloniale. Ma la sempre più rapida trasformazione industriale aveva aperto nuovi problemi: quello delle classi lavoratrici tenute ai margini della vita civile e politica; quello dell’adeguamento dell’organizzazione politica alla diversa realtà sociale ed economica; infine quello dell’accresciuto conflitto d’interessi tra i vari Stati e della spinta all’espansione imperialistica.

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