ENZO NAPOLITANO

Storie a un passo dalla vita

Archive for febbraio 2021

Banca delle terre abbandonate: dall’Anci un’occasione per i giovani

Posted by redazione su 28 febbraio, 2021

L’Amministrazione comunale di Montella ha aderito al progetto di Sibater “Un’opportunità per i comuni del Mezzogiorno” che fa parte della programmazione luglio 2018 – giugno 2022, in cui ogni comune grazie al progetto gestito dall’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) “Banca delle Terre abbandonate e incolte”, può aderire e concedere ai giovani una nuova opportunità lavorativa.

L’Anci offre in maniera gratuita al comune di Montella un supporto ed un ausilio per la realizzazione del progetto, che ha come obiettivo principale la valorizzazione del patrimonio comunale. “I giovani assegnatari di queste terre potranno essere beneficiari di importanti incentivi per quanto riguarda il settore agricolo, finanziamenti ed incentivi Nazionali e Regionali annessi a questa misura”, afferma la consigliera comunale Angela Marano.

“C’è una duplice finalità nella realizzazione di questo progetto: – conclude – innanzitutto il comune di Montella con questo progetto riesce ad avere una maggiore contezza del proprio patrimonio e l’altra finalità, che è anche la più importanti è quella di favorire l’occupazione dei nostri giovani”.

L’Amministrazione comunale di Montella si impegna a fornire il supporto previsto in questo progetto ed ha individuato il giovedì dalle 10:00 alle 12:00 – dalle 16:00 alle 18:00 come giorno prestabilito per richiedere informazioni e ritirare tutta la documentazione.

Cos’è «Banca delle terre abbandonate e incolte»?

Con l’art. 3 della Legge n. 123\2017 “Banca delle terre abbandonate e incolte e misure per la valorizzazione dei beni non utilizzati nelle Regioni del Mezzogiorno”, il Governo ha istituito la «Banca delle terre abbandonate e incolte».

La BdT contiene terreni abbandonati e/o incolti e aree dismesse (ad uso industriale, artigianale, commerciale, turistico-ricettivo), nonché le relative unità immobiliari e/o fabbricati rurali, in stato di abbandono da lungo tempo e di proprietà comunale.

Destinatari della misura BdT sono i Comuni delle 8 Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

I Comuni realizzano il censimento dei beni e pubblicano degli avvisi rivolti ai giovani in età 18-40 anni, per l’assegnazione in concessione dei beni censiti, sulla base della presentazione di progetti di valorizzazione.

Misure di sostegno all’imprenditorialità, in particolare giovanile: per il finanziamento dei progetti di valorizzazione presentati con «Banca delle terre», i giovani assegnatari dei terreni potranno accedere sia agli incentivi dedicati al settore agricolo (ad es. risorse FEASR), sia ai finanziamenti di “Resto al Sud” , sia agli altri incentivi nazionali e regionali per i quali abbiano gli ulteriori requisiti richiesti dalla misura specifica.

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UNIAT-SICET sui 51 alloggi Erp: presto l’esame dei ricorsi

Posted by redazione su 25 febbraio, 2021

La Commissione Provinciale, presieduta dal Giudice Monteleone, si è riunita dopo diverso tempo presso il dipartimento Acer di Benevento, per valutare i ricorsi riguardanti il Bando per l’assegnazione dei 51 alloggi ERP in costruzione al rione Capodimonte di Benevento.Il ritardo è dovuto a causa delle misure per il contenimento della diffusione della Pandemia da COVID 19.‘Siamo lieti – spiegano il coordinatore regionale UNIAT di Benevento, A. Pagliuca e del SICET, S. Iovini – di annunciare alle famiglie aventi diritto di Benevento, che la Commissione Provinciale procederà quanto prima all’esame dei ricorsi affinché si raggiunga un valido risultato.

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Sequestro preventivo di oltre 250mila euro a una donna accusata di frode

Posted by redazione su 25 febbraio, 2021

A seguito di una complessa ed articolata attività di indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Benevento, nella mattinata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Benevento hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo – ex art. 321 c.p.p. – emesso per le ipotesi di reato di cui art. 11 del Decreto Legislativo n. 74/2000 (Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte). dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento di denaro e disponibilità finanziarie, su utilità fino alla concorrenza di euro 256.000, unitamente a beni immobili siti in Benevento (un fabbricato ed un terreno, per un valore stimato di circa 250.000 euro) nei confronti di una donna, già titolare di una impresa operante nel settore del commercio all’ingrosso di legnami e semilavorati.

Le indagini, svolte attraverso l’esecuzione di analisi ed acquisizioni documentali unitamente a plurimi e capillari accertamenti bancari, sono scaturite da specifiche notizie di carattere investigativo acquisite a seguito del Protocollo Investigativo avente ad oggetto il contrasto alle violazioni tributarie, sottoscritto in data 25.09.2019 tra la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Benevento e l’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Benevento.
Gli accertamenti esperiti dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Benevento hanno accertato a carico del destinatario del provvedimento ablativo condotte illecite, consistenti nel compimento di atti fraudolenti su beni propri ed altrui, al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte sul reddito o sul valore aggiunto.
Le investigazioni, nello specifico, hanno consentito di appurare che la donna, già imputata per reati fiscali nell’ambito di altri due distinti procedimenti penali in essere presso la locale Procura della Repubblica, gravata da un debito nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria per oltre 1.000.000 di euro, al fine di rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva da parte dell’Erario, trasferiva – mediante un atto di donazione – un immobile ed un terreno seminativo, entrambi ubicati ne Comune di Benevento, alla figlia ventitreenne.
Quest’ultima, facente parte del nucleo familiare della donna sia prima che dopo la donazione, a seguito di ulteriori accertamenti di natura economico patrimoniale è risultata, tra l’altro, priva di redditi e/o risorse finanziarie proprie atti a sostenere le spese successivamente sostenute per il completamento dell’immobile, pertanto mai fuoriuscito dalla materiale disponibilità dell’indagata.

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Sequestrati 15 semirimorchi a una ditta trasporti di Montesarchio

Posted by redazione su 19 febbraio, 2021

Nella mattinata odierna, a seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento, i Carabinieri del Comando Stazione di San Giorgio del Sannio hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare emesso dal G.I.P. del Tribunale di Benevento, avente ad oggetto il sequestro preventivo di un immobile sito nel comune di San Giorgio del Sannio e utilizzato da due fratelli per l’esercizio abusivo della professione sanitaria.

Il provvedimento cautelare scaturisce da un’attività di indagine dei Carabinieri di San Giorgio del Sannio, che aveva avuto inizio dalla segnalazione della presenza di due cittadini americani in una struttura ricettiva del luogo, presso la quale uno dei due – malato oncologico – riceveva le cure dagli indagati, i quali praticavano trattamenti sanitari anche presso il citato immobile, adibito a studio privato.
La P.G. operante, insieme al Comando Carabinieri per la Tutela della Salute – N.A.S. di Salerno, procedeva a perquisizione delegata dal P.M. presso l’abitazione e l’immobile adibito a studio dei due indagati e sottoponeva a sequestro medicinali, oggetti, soluzioni, confezioni di materiale sanitario, una centrifuga da laboratorio, provette, aghi ed altri materiali (taluni di essi con etichette provenienti dalla Germania), timbri, fatture ed esami diagnostici dei pazienti.
Gli accertamenti sui farmaci in sequestro permettevano di chiarire che i medicinali di origine tedesca in sequestro erano cortisonici, antitrombotici e anestetici e che gli equivalenti sul territorio nazionale possono essere dispensati solo su prescrizione medica, essendo di fascia A, dispensati dal SSN e possono essere somministrati solo da personale medico o infermieristico.
Veniva accertato, al contrario, che gli indagati non erano in possesso delle abilitazioni per l’esercizio della professione sanitaria, necessarie per la somministrazione di alcuni farmaci rinvenuti nella diretta disponibilità degli stessi, essendo in possesso soltanto di un attestato di abilitazione all’esercizio dell’arte ausiliaria delle professioni sanitarie di massaggiatore e capo bagnino degli stabilimenti idroterapici.
Venivano assunte sommarie informazioni da alcuni pazienti e dalla escussione degli stessi emergeva che i due indagati si erano presentati come professionisti sanitari e della riabilitazione o come fisioterapisti, che praticavano cure con infiltrazioni, iniezioni e flebo; uno dei pazienti dichiarava di essere stato sottoposto presso lo studio predetto ad un prelievo di sangue venoso da parte di uno dei due indagati.
Pertanto, in accoglimento della richiesta formulata dalla Procura di Benevento, il G.I.P. riteneva sussistenti il fumus del delitto di esercizio abusivo della professione sanitaria e il pericolo di reiterazione del reato con prevedibili rischi anche per i pazienti sottoposti alle predette pratiche senza abilitazione e disponeva così il sequestro preventivo dell’immobile, utilizzato dagli indagati come studio privato.

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Esercizio abusivo della professione sanitaria: sequestrato immobile a San Giorgio del Sannio

Posted by redazione su 18 febbraio, 2021

Nella mattinata odierna, a seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento, i Carabinieri del Comando Stazione di San Giorgio del Sannio hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare emesso dal G.I.P. del Tribunale di Benevento, avente ad oggetto il sequestro preventivo di un immobile sito nel comune di San Giorgio del Sannio e utilizzato da due fratelli per l’esercizio abusivo della professione sanitaria.

Il provvedimento cautelare scaturisce da un’attività di indagine dei Carabinieri di San Giorgio del Sannio, che aveva avuto inizio dalla segnalazione della presenza di due cittadini americani in una struttura ricettiva del luogo, presso la quale uno dei due – malato oncologico – riceveva le cure dagli indagati, i quali praticavano trattamenti sanitari anche presso il citato immobile, adibito a studio privato.
La P.G. operante, insieme al Comando Carabinieri per la Tutela della Salute – N.A.S. di Salerno, procedeva a perquisizione delegata dal P.M. presso l’abitazione e l’immobile adibito a studio dei due indagati e sottoponeva a sequestro medicinali, oggetti, soluzioni, confezioni di materiale sanitario, una centrifuga da laboratorio, provette, aghi ed altri materiali (taluni di essi con etichette provenienti dalla Germania), timbri, fatture ed esami diagnostici dei pazienti.
Gli accertamenti sui farmaci in sequestro permettevano di chiarire che i medicinali di origine tedesca in sequestro erano cortisonici, antitrombotici e anestetici e che gli equivalenti sul territorio nazionale possono essere dispensati solo su prescrizione medica, essendo di fascia A, dispensati dal SSN e possono essere somministrati solo da personale medico o infermieristico.
Veniva accertato, al contrario, che gli indagati non erano in possesso delle abilitazioni per l’esercizio della professione sanitaria, necessarie per la somministrazione di alcuni farmaci rinvenuti nella diretta disponibilità degli stessi, essendo in possesso soltanto di un attestato di abilitazione all’esercizio dell’arte ausiliaria delle professioni sanitarie di massaggiatore e capo bagnino degli stabilimenti idroterapici.
Venivano assunte sommarie informazioni da alcuni pazienti e dalla escussione degli stessi emergeva che i due indagati si erano presentati come professionisti sanitari e della riabilitazione o come fisioterapisti, che praticavano cure con infiltrazioni, iniezioni e flebo; uno dei pazienti dichiarava di essere stato sottoposto presso lo studio predetto ad un prelievo di sangue venoso da parte di uno dei due indagati.
Pertanto, in accoglimento della richiesta formulata dalla Procura di Benevento, il G.I.P. riteneva sussistenti il fumus del delitto di esercizio abusivo della professione sanitaria e il pericolo di reiterazione del reato con prevedibili rischi anche per i pazienti sottoposti alle predette pratiche senza abilitazione e disponeva così il sequestro preventivo dell’immobile, utilizzato dagli indagati come studio privato.

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Si fa versare 700 euro sulla PostePay per un viaggio inesistente. Truffata una casalinga

Posted by redazione su 18 febbraio, 2021

ICarabinieri della Stazione di Colle Sannita, diretti dalla Compagnia di San Bartolomeo in Galdo, a conclusione di un’attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, hanno denunciato in stato di libertà una 41enne della provincia di Campobasso per il reato di truffa.

Le indagini, avviate nell’agosto 2019 a seguito della denuncia di una casalinga residente nella Valle del Fortore, hanno consentito di accertare che la truffatrice, già nota alle Forze dell’Ordine per reati della stessa specie, presentandosi come operatrice turistica, aveva ottenuto dalla malcapitata, mediante contrattazioni telefoniche, un versamento di circa 700 euro, effettuato in due tranches su una carta di credito “PostePay” a lei intestata, come pagamento per un viaggio di tre giorni a Praga che, in realtà, non era stato mai organizzato. Infatti, solo dopo aver incassato quanto pattuito, la 41enne, adducendo motivazioni pretestuose, aveva comunicato all’ignara cliente che il tour era stato annullato, per poi rendersi irreperibile senza mai restituire la somma di denaro ricevuta.
Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Benevento rinnova e raccomanda massima attenzione e prudenza nell’effettuare contrattazioni telefoniche ed on-line, segnalando tempestivamente ogni situazione sospetta al numero di pronto intervento “112” o alle Stazioni dei Carabinieri presenti sul territorio.

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Acqua di campo Mazzone e Pezzapiana: la Procura chiede l’archiviazione

Posted by redazione su 18 febbraio, 2021

La Procura della repubblica di Benevento ha avanzato richiesta di archiviazione del procedimento aperto in relazione alla presenza di tetracloroetilene in elevate quantità nei pozzi di Campo Mazzone e Pezzapiana, da cui la città di Benevento attinge acqua potabile a servizio degli abitanti dei rioni Ferrovia, Libertà e Centro Storico. Gli accertamenti, avviati in seguito a notizie apparse sulla stampa all’inizio del mese di febbraio del 2019, hanno originato un procedimento iscritto contro ignoti per il reato di cui all’art. 257 D. Lgs. 152/2006. Le indagini, delegate al NIPAF del Comando carabinieri Forestali di Benevento, sono consistite nell’acquisizione e nell’analisi di documentazione relativa all’utilizzo e al monitoraggio dei pozzi cittadini di Campo Mazzone e Pezzapiana, presso gli uffici della Regione Campania siti in Benevento, presso la Provincia di Benevento, presso il Comune di Benevento e presso la GESESA Spa. Inoltre, veniva conferito incarico collegiale a due docenti universitari per accertare lo stato delle acque sotterranee, con l’eventuale superamento delle concentrazioni soglia di rischio e contaminazione, presenti nelle contrade Pezzapiana e Campo Mazzone e se le sostanze rilevate compromettevano o meno la potabilità dell’acqua.

I due consulenti della Procura hanno
– preso in esame la concentrazione dei tre composti organici, considerati cancerogeni e tossici, che definiscono lo stato di contaminazione delle acque sotterranee, individuati dal loro nome chimico come Tetracloroetilene o Percloroetilene, Tricloroetilene, Cloroformio o Triclorometano. Tali composti organici sono quelli ritenuti più rappresentativi delle tipologie di produzione industriale e del loro smaltimento rifiuti, caratteristici della zona dove sono localizzati i pozzi in questione e, quindi, considerabili come markers caratteristici dello stato di inquinamento della falda acquifera;
– esaminato anche la concentrazione di altri tipi di inquinanti e precisamente il dicloroetano anch’esso composto cancerogeno, gli alometani individuati nel bromoformio o tribromometano, clorodibromometano, diclorobromometano o clorodibromometano, nonché la somma dei Trialometani totali che include il cloroformio, il bromoformio, il clorodibromometano ed il diclorobromometano, in quanto tutti questi composti organici sono normati dal D. Lgs. 152/2006;
-evidenziato l’esistenza di un’incongruenza legislativa nei limiti soglia di contaminazione e potabilità del tetracloroetilene, normati da due differenti decreti e precisamente dal D. Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale) per la contaminazione e dal D. Lgs. 31/2001 (Disciplinare acque destinate al consumo umano)
Per la potabilità dell’acqua i due consulenti accertavano che:
l’acqua risultava potabile dal punto di vista microbiologico in quanto le relative analisi indicavano da un lato la presenza di una carica microbica totale che veniva comunque eliminata dalla clorurazione, dall’altro l’assenza dei batteri fecali (Enterococchi, Conformi totali ed Escherichia coli);
i limiti soglia di potabilità del tetracloroetilene, stabiliti dal D. Lgs. 31/2001, non erano superati;
i limiti soglia di contaminazione del tetracloroetilene, stabiliti dal D. Lgs. 152/2006, risultavano superati per il solo pozzo Campo Mazzone n. 2
In conclusione, l’acqua, destinata al consumo umano di parte della cittadinanza di Benevento, prelevata dal pozzo campo Mazzone n. 2, risultava contaminata di tetracloroetilene, essendo la sua concentrazione superiore limiti di soglia di contaminazione previsti per l’inquinamento ambientale, ma allo stesso tempo era presente in una concentrazione tale da farla rientrare comunque nei limiti previsti dalla potabilità, quindi idonea al consumo umano.
Quindi, date le proprietà cancerogene del tetracloroetilene e visto che i pozzi erano destinati al consumo umano di parte della cittadinanza di Benevento, i risultati analitici, secondo i CCTT, suggerivano un monitoraggio costante e sistematico della concentrazione di tetracloroetilene.
In effetti, tali conclusioni combaciavano perfettamente con i risultati dei monitoraggi periodici effettuati dall’Arpac di Benevento, alla luce dei quali il Comune di Benevento, proprietario dei pozzi, si attivava per porre in essere tutte le attività necessarie per la bonifica del sito inquinante oltre che per l’individuazione della fonte inquinante. Dal piano di caratterizzazione acquisito è emerso che la maggior concentrazione di inquinanti veniva individuata sull’asse tra la ferrovia (Pozzo Trenitalia Spa) e l’area del pozzo 1 dismesso di Campo Mazzone (Pozzo Gesesa dismesso); tuttavia non era stato possibile individuare la fonte inquinante, almeno sino all’attualità.
Non essendo stati individuati i responsabili della contaminazione ed essendo i valori della potabilità nella norma questo ufficio ha ritenuto di richiedere l’archiviazione al giudice delle indagini preliminari a cui spetta la decisione.
L’evidente interesse pubblico, connesso allo stato dell’acqua destinata al consumo umano degli abitanti della città di Benevento, ha suggerito di rendere pubblico quanto accertato dalle indagini svolte in sede penale e le determinazioni conseguenziali del pubblico ministero.

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Imprese e commercio a Caserta, c’è l’intesa sulla sicurezza

Posted by redazione su 17 febbraio, 2021

Legalità e sicurezza, l’altro giorno in Prefettura la sottoscrizione di un protocollo d’intesa finalizzato alla tutela delle imprese e degli operatori del commercio su tutto il territorio provinciale. Il documento – firmato dal prefetto di Caserta, Raffaele Ruberto, dal presidente provinciale di Confcommercio, Lucio Sindaco e dal presidente provinciale di Confesercenti, Salvatore Petrella, – conferma l’impegno delle istituzioni e delle associazioni a sostegno della categoria in un momento di grande difficoltà. ‘Considerata l’importanza dei contenuti di questo protocollo – ha dichiarato il prefetto Ruberto – sono davvero felice dell’intesa che si è creata con entrambe le confederazioni, la considero una buona prassi e sono certo che le azioni e gli strumenti messi in campo saranno particolarmente efficaci per il settore’. Il protocollo stabilisce infatti i criteri generali della collaborazione volta a garantire un contesto sicuro, rispetto alla criminalità organizzata, attraverso un sistema di allarme controllato con telecamere dei locali commerciali in grado di collegarsi con le sale e le centrali operative della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri e di trasmettere le immagini in tempo reale. Il sistema di video-allarme antirapina potrà avvalersi anche delle tecnologie standard di geolocalizzazione della refurtiva, attivate dal commerciante vittima dell’azione criminale.

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Arpa Campania ammonisce: attenzione alla legionellosi

Posted by redazione su 17 febbraio, 2021

In Campania nel 2020 sono stati 60 i casi di legionellosi, con cinque decessi. Si tratta di una malattia che, nella sua manifestazione clinica più preoccupante, nota come “morbo del legionario”, può provocare severe polmoniti, in alcuni casi letali. È causata da un batterio, la legionella, di cui sono note 59 specie, che a determinate condizioni possono annidarsi negli impianti idrici e di condizionamento di abitazioni, edifici pubblici, ospedali. È una patologia le cui prime diagnosi, in Italia, risalgono agli anni Ottanta e la cui storia, oggi, si intreccia con la pandemia in corso, per la possibile sovrapposizione dei sintomi. Ecco perché, a maggior ragione con il perdurare dell’emergenza sanitaria, la prevenzione delle infezioni da legionella assume un’importanza non trascurabile, a partire dagli ambienti ospedalieri. In Campania l’Agenzia ambientale regionale si occupa di sorveglianza ambientale della legionella attraverso il Laboratorio di riferimento regionale per la legionellosi diretto da Anna Maria Rossi, incardinato presso il Dipartimento Arpac di Salerno e riconosciuto dall’Istituto superiore di sanità nella rete dei laboratori regionali deputati alla sorveglianza della legionella. Quando viene notificato un caso di legionellosi possibilmente contratto nell’ambito del territorio regionale, Arpac, unitamente all’Asl di riferimento, si attiva ispezionando i locali frequentati dal paziente nelle due settimane antecedenti la comparsa dei sintomi. (Foto di repertorio) 

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Frasso Telesino, 71enne in carcere per violenza sessuale sulla figlia

Posted by redazione su 17 febbraio, 2021

I Carabinieri della Stazione di Frasso Telesino hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Benevento – Ufficio Esecuzioni Penali, confermata dalla Sentenza della Corte di Appello di Napoli, a carico di un cittadino 71 enne di Frasso Telesino, per reiterate violenze sessuali nei confronti della figlia fin dall’età di anni 10, i cui fatti, iniziati nell’anno 1995, sono stati resi noti soltanto nel 2010, a seguito di denuncia della vittima. L’uomo, dopo essere stato rintracciato dai militari, dopo le consuete formalità di rito, è stato associato alla Casa Circondariale di Benevento per espiare la pena di 9 anni, 11 mesi e 7 giorni di reclusione.In merito le indagini, coordinate dalla locale Procura della Repubblica sono state condotte dalla Stazione di quel centro che ha ricostruito i fatti anche mediante la testimonianza di familiari e conoscenti.

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