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Fiorentino Sullo: una biografia politica

di VITTORIO DE CICCO

Fiorentino Sullo figura tra i più controversi dirigenti della Democrazia cristiana del dopo De Gasperi; il politico avellinese ha giocato un ruolo da protagonista sia nelle vicende politiche interne del partito, come leader della sinistra, sia in quelle governative, quando fu chiamato a ricoprire incarichi ministeriali. Su entrambi i fronti egli diede prova di lungimiranza e competenza, virtù per le quali fu spesso ripagato con l’incomprensione e l’isolamento, non solo all’interno del partito, ma anche tra i suoi stessi compagni di corrente.
I primi passi
Fiorentino Sullo nacque a Paternopoli il 29 marzo 1921. Frequentò il Liceo ad Avellino, dove più tardi si trasferì con la famiglia. La sua attenzione verso l’associazionismo lo portò poco più che decenne a militare nella Gioventù di Azione Cattolica, della quale fu dirigente diocesano prima e regionale poi a partire dal 1936. Si iscrisse all’Università di Napoli Federico II nel 1939 alla Facoltà di Lettere e filosofia. Nel 1940 fondò ad Avellino il segretariato della FUCI. La sua intraprendenza venne però bloccata dall’incombenza della guerra, alla quale dovette partecipare. Fu costretto perciò attendere il 1944 per discutere la tesi. Laureatosi con 110/110, si iscrisse immediatamente alla Facoltà di Giurisprudenza, dove, nel 1949, conseguì il diploma con una votazione di 110 e lode.
Dalla DC irpina alla Costituente
Fondò la DC irpina e venne nominato segretario della stessa nel primo Congresso provinciale del partito tenutosi nel maggio 1944, carica che mantenne fino al 1946, quando fu scelto poi come candidato all’Assemblea Costituente. In questi due anni Sullo improntò la sua azione contro il clientelismo che aveva caratterizzato il Mezzogiorno prima della dittatura fascista e che in irpinia trovava gli alfieri nei due parlamentari prefascisti Alfonso Rubilli e Francesco Amatucci. Per contrastarli Sullo non disdegnò di allearsi con Partito d’azione, socialisti e comunisti. Fervente repubblicano, tanto da schierarsi apertamente nel 1945 in una riunione del Comitato regionale a favore della Repubblica, suggerendo ai segretari provinciali della DC di seguirlo in questa sua battaglia, contravvenendo ai dettami della DC di De Gasperi.
Eletto all’Assemblea Costituente, fece parte della I Commissione per gli Affari legislativi presieduta da Giovanni Gronchi. In questa prima esperienza istituzionale Sullo ebbe l’opportunità di chiarire le linee guida della sua politica.
Innanzitutto la libertà politica dei cittadini, la quale non doveva svilupparsi autonomamente, ma doveva esercitarsi negli organismi sociali, quali i sindacati e i partiti politici. I sindacati e i partiti politici andavano dunque regolamentati; posizione che trovava chiaramente di traverso i comunisti, restii a qualsiasi intervento che minasse l’autodeterminazione dei partiti.
Il regionalismo poi: la DC si era spaccata su questo tema, perché il timore di molti era che le regioni sicuramente rosse (Emilia Romagna, Toscana e Umbria) avrebbero diviso l’Italia. Sullo, invece, aveva le idee chiare: l’autogoverno delle popolazioni avrebbe ridato vita all’originalità e al genio locale; le regioni, inoltre, avrebbero potuto essere un’ottima scuola di dirigenti democratici.
Le elezioni del 18 aprile del 1948 riportarono Sullo a Montecitorio, dove entrò a far parte dei cosiddetti dossettiani con Fanfani e Moro, la spina nel fianco di De Gasperi. Il gruppo rimproverava al leader democristiano di aver puntato su una coalizione di centro che impediva di sviluppare interamente il programma democristiano. Ma la corrente ebbe vita breve, perché De Gasperi non vedeva di buon occhio l’entrata nel governo di Dossetti, considerato un integralista, cosa che concesse invece a Fanfani, il quale, dopo un iniziale rifiuto, accettò di buon grado. Insomma, la mancanza di solidarietà del politico aretico nei confronti di Dossetti causò lo scioglimento del gruppo. E Moro e Sullo non mancarono di bacchettare Fanfani per questo.
Da “Iniziativa” alla “Base”
Gli ex dossettiani, quindi anche Sullo, confluirono in “Iniziativa Democratica”, una piattaforma di centro in seno alla DC lanciata da Fanfani. Ma il politico avellinese non mancò di notare già nel ‘52 quanto la corrente fosse carente sul piano degli ideali. Si sentiva in casa DC in effetti la necessità di ripensare la strategia e la tattica; confronto che avvenne nel Congresso di Napoli del 1954. De Gasperi capeggiò la corrente “Iniziativa democratica”, con l’intesa che Fanfani sarebbe poi diventato segretario del partito. La corrente, in cui confluì anche la “Base”, gruppo facente capo a Ezio Vanoni, si affermò come forza di maggioranza e Sullo fu eletto. All’indomani della morte di De Gasperi, Fanfani aprì alla svolta a sinistra, considerando i tempi ormai maturi; salvo però poi tornare sui suoi passi. Frenata che non piacque ai giovani consiglieri nazionali DC, tra cui anche Sullo, il quale, durante il Consiglio nazionale del partito del 1956, prese le distanze dalla maggioranza, avvicinandosi proprio alla “Base”, corrente della quale divenne il leader dopo la morte prematura di Vanoni avvenuta nel ’56, con l’obiettivo precipuo di accelerare i tempi dell’apertura al PSI. Nel congresso di Trento, svoltosi sempre nel ’56, la “Base” ottenne una buona affermazioni proprio grazie al politico avellinese, che risultò il primo eletto. Intanto, parallelamente al ruolo di leader di corrente di partito, andava svolgendosi nei vari ministeri la carriera governativa di Sullo, che lo vide protagonista come sottosegretario in vari ministeri nella II legislatura. Il primo incarico da titolare lo ricoprì nel governo Tambroni, ai trasporti, anche se durò pochi mesi perché gli esponenti della “Base” decisero di staccare la spina all’esperienza governativa per l’appoggio determinante ricevuto dai missini. Ma la decisione di Sullo nascondeva altro: il malessere verso il centrismo degasperiano, considerato ormai deleterio. L’apertura a sinistra era dunque inevitabile. E non mancò di sottolinearlo nel Congresso della DC svoltosi a Firenze nel 1959. L’appoggio del PSI sarebbe servito alla DC per emancipare la politica e il paese dalla forze oligarchiche rappresentate dalla destra e dagli industriali. Visione che lo portò inevitabilmente in rotta di collisione con Confindustria.
La legge urbanistica
Contrasto che raggiunse punte apicali quando Sullo divenne Ministro dei Lavori pubblici e legò il proprio nome alla legge sull’urbanistica. La legge, in breve, intendeva sancire la separazione tra il diritto di proprietà e diritto di edificazione, delegando l’esercizio di quest’ultimo all’attore pubblico, che lo regolava attraverso la pianificazione. Essa prevedeva l’esproprio generalizzato e preventivo delle aree edificabili e un’indennità di espropriazione – proprio per evitare la speculazione edilizia – basata sul valore agricolo dei terreni. Il progetto di legge produsse lacerazioni all’interno della DC stessa, che abbandonò Sullo; Fanfani girà la proposta di legge al CNEL, con l’esplicita raccomandazione di insabbiarlo. Nemmeno il centro-sinistra organico con Moro al governo fu di aiuto al politico avellinese, che toccò con mano l’isolamento in cui il partito lo aveva costretto. Intanto nel 1964 Sullo era entrato in contrasto anche con la “Base”; secondo il politico avellinese la forza propulsiva della corrente era ormai esaurita e l’obiettivo raggiunto: l’apertura a sinistra era ormai una realtà. Ora, secondo Sullo, si trattava di impostare una nuova fase di collaborazione-competizione con il PSI, che avrebbe richiesto la necessità di un’azione unitaria da parte della DC. Questo lo portò a scontrarsi con i basisti – e nel suo collegio contro De Mita – che invece si sforzavano di rafforzare sempre di più la corrente in vista dell’occupazione dei posti chiave nel partito e nelle istituzioni. Abbandonata dunque la “Base” appoggiò la corrente che nel 1964 elesse segretario Mariano Rumor, con l’obiettivo dell’irreversibilità delle politiche di centro-sinistra. Tornò dunque al governo con Rumor nelle vesti di ministro della pubblica istruzione, ma rimase in carica pochi mesi, salvo poi dimettersi. Anche qui il politico avellinese scontò il mancato appoggio del suo partito: la riforma universitaria da lui progettata fu osteggiata sia dai notabili degli atenei che dal movimento studentesco e finì nel dimenticatoio.
Da ministro a consigliere di Stato
Sulle dimissioni del ministro, però, influì anche l’offensiva che De Mita aveva sferrato nel frattempo nel collegio elettorale per eroderne definitivamente la posizione di forza: all’orizzonte c’era il IX Congresso nazionale democristiano del giugno del ’69 e le assemblee provinciali avrebbero dovuto scegliere i candidati da inviare a Roma. De Mita nel frattempo aveva già occupato le cariche del partito locale e a Sullo non fu concesso un rinvio del Congresso di Avellino dalla segreteria DC, perché era in rotta con l’allora segretario Piccoli per non averlo appoggiato. La redde rationem tra Sullo e De Mita terminò in pareggio: 15 delegati per entrambi i contendenti. Fu però il segnale dell’ascesa del leader di Nusco, che nel novembre del 1969, quando Forlani diventò segretario della DC, venne nominato vicesegretario. Al rafforzamento della posizione di De Mita corrispose chiaramente l’indebolimento di Sullo; la posizione defilata a cui era ormai costretto lo spinse nel 1974 a lasciare la DC per aderire al gruppo misto, per poi iscriversi al PSDI. La breve militanza tra le fila dei socialdemocratici lo portò a ricoprire cariche di prestigio all’interno del comitato centrale e nel 1979 fu eletto per la prima ed unica volta al senato. Nel 1982, però, torna nella DC, dove i rapporti con De Mita, che nel frattempo era diventato segretario del partito, erano rimasti tesi, e, nelle elezioni del 1983, nonostante l’ostracismo contro di lui dei demitiani locali, si presentò per la Democrazia Cristiana, riuscendo ancora una volta eletto. La IX legislatura fu l’ultima esperienza parlamentare. Sullo si dedicò poi a tempo pieno all’attività presso il Consiglio di Stato, che ricopriva dal 1978.

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BIBLIOGRAFIA:
P. ESPOSITO, “Fiorentino Sullo” in “Il Parlamento italiano”. Storia parlamentare e politica dell’Italia 1861-1988, vol.XIX, 1964-1968.

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