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Riflessioni critiche sul fascismo: nascita, avvento e contesto popolare; il fascismo nel quadro della politica internazionale e le velleità imperialistiche di Mussolini. Fascismo e nazismo; fascismo e antifascismo

di Vincenzo Napolitano

mussoliniNel quadro della grande crisi europea, che fece seguito alla prima Guerra mondiale, un posto particolare toccò alla Italia, dove, prima che altrove, si verificò il rovesciamento del sistema liberale per opera del fascismo. Si è molto discusso ed ancora si discute, se il fascismo sia stato un fenomeno politico del tutto nuovo e privo di reali radici nella precedente storia d’Italia o più semplicemente la manifestazione conseguente degli squilibri e dei limiti già presenti nella società italiana, aggravati ed approfonditi poi dalla guerra. Senza dubbio il fascismo fu un “fenomeno nuovo”, nel senso che interpreò a modo proprio il mito rivoluzionario, largamente diffuso dopo il fallimento della politica liberale di Giolitti, proponendo una radicale rottura con il passato. Mussolini, capo storico del fascismo tradusse quindi quelle confuse attese rivoluzionarie in un disegno politico, che egli stesso definì, alcuni anni più tardi, come totalitario, che puntava alla creazione di uno Stato “onnipotente”, in grado di controllare tutta la vita sociale e il destino di tutti i cittadini, sottomettendoli al potere di un gruppo o di un partito, che pretendeva di identificarsi con l’intera nazione. Ciò si tradusse in un azzeramento di ogni forma democratica, che escluse la possibilità di un dissenso politico; a livello ideologico, il fascismo si sforzò di sradicare ogni autonomia del pensiero,di impedire la libera manifestazione delle idee, esercitando un rigido controllo in tutti i campi della vita civile e privata. Lo stato fascista mirò quindi ad assorbire totalmente in sè stesso gli individui come i gruppi sociali, le comunità locali e le voci della cultura, la Chiesa e le correnti di opinione.Ad una attenta analisi storica si comprende come il fascismo non si sarebbe mai imposto come regime politico se non avesse potuto sfruttare una situazione favorevole ed avesse potuto godere di appoggi ben più ampi e potenti del nucleo di uomini, relativamente piccolo, che gli avevano dato origine. In primo luogo, alimentò le tendenze illiberali ed antidemocratiche, largamente diffuse in vasti settori della media e piccola borghesia italiana, imbevuta di nazionalismo e soggetta alle frustrazioni ed alle paure del dopoguerra; al di là della crisi di orientamenti e di identità di intere classi sociali, il fascismo fu sostenuto da dalle forze conservatrici, estremamente preoccupate per il progressivo rafforzamento del movimento operaio e contadino, infervorato dagli esisti della rivoluzione russa; in terzo luogo, il trionfo fu dovuto anche ai fattori di debolezza dimostrati dalla classe politica liberale, poichè lo Stato, dinanzi all’arroganza ed alla violenza fascista, si arroccò nell’assurda difesa di interessi egoistici: cedendo le armi la classe politica liberale si rese quindi complice e concausa della sua sconfitta. Le ragioni del successo del fascismo, vanno cercate in molte direzioni, sia all’interno del movimento fascista: ambiguità ideologica, uso spregiudicato della violenza, accompagnato da vaghe promesse di stabilità e di pace, sia nel contesto politico, sociale ed economico dell’Italia del tempo. L’affermazione del movimento fascista non significò comunque la completa assuefazione della classe intellettuale: una frangia numerosa di uomini di disparate tendenze si organizzò in un sodalizio di rifiuto dell’ideologia imposta, ponendo le premesse dell’antifascismo, fin dai primi anni della presa del potere da parte di Mussolini: neoliberali come Piero Gobetti, che vedeva nel fascismo l’espressione di tutti i mali antichi della società italiana, la corruzione, il trasformismo, la carenza di solida coscienza morale; comunisti come Antonio Gramsci, che individuava nel fascismo l’estrema reazione della borghesia di fronte alle lotte per l’instaurazione del potere del proletariato; popolari come Luigi Sturzo, che denunciava nel fascismo l’assoluta incompatibilià con il cristianesimo, in quanto esaltazione pagana della violenza, dello Stato onnipotente, della nazione deificata. Saranno questi ideologi ed altri ancora come Salvemini e i fratelli Rosselli, a tener vivo il dissenso politico nella clandestinità, durante il ventennio fascista. Per la verità, molti intellettuali cattolici non ostacolarono l’deologia fascista, pur se non militanti, vedendo in essa il superamento del liberalismo, verso il quale erano animati da antico spirito polemico; altri, tra cui Benedetto Croce,dopo aver condiviso la diffusa opinione che il fascismo fosse un fenomeno passeggero e necessario per riportare l’ordine, assunsero poi un atteggiamento di recisa opposizione. Accanto al volto distensivo, che quotidianamente veniva presentato alla nazione dalla propaganda fascista, tramite i cinegiornali, Mussolini pose presto quello nazionalistico ed imperialistico, che però non piacque alle potenze internazionali: esse in principio si mostrarono quasi accondiscendenti ad un fascismo che si era presentato come salvatore dell’Italia dallo spettro della rivoluzione. Mussolini però risultò col tempo ostile ai governanti europei e non seppe far tesoro della fiducia e dell’appoggio che gli giunsero dagli inglesi Chamberlain e Churchill, dai francesi e da vasti setori finanziari americani, che gli concessero anche cospicui prestiti. Il fascismo s’inseriva dunque in un contesto di mutamenti politici che aveva stravolto l’assetto dell’Europa liberale ottocentesca: in Unione Sovietica, con le trasformazioni del regime comunista, in conseguenza dell’ascesa di Stalin e della vittoria dello stalinismo; in Germania, con l’ascesa del nazismo, che trovava ugualmente, come il fascismo, le sue radici nella crisi economica e sociale e nel potenziamento delle aspirazioni e delle forze nazionaliste; in Spagna, con la guerra civile, primo confronto aperto tra i regimi totalitari di destra ( il fascismo, il nazismo e le dittature parafasciste dell’Europa orientale) e le forze antifasciste, conclusasi con l’affermazione del regime totalitari di Franco. Intanto gli Stati Uniti attraversavano la grande crisi economica, che, culminata nel ‘29, si trasmise a macchia d’olio a tutto l’Occidente. La grande depressione colpì l’Europa come un’ondata proveniente d’oltreoceano, ma non per questo meno disastrosa: A differenza degli Stati Uniti, però, i regimi europei reagirono alla crisi con le tradizionali ed insufficienti misure deflazionistiche e con drastiche misure protezionistiche. Prime gravi conseguenze furono il crollo di banche, la chiusura di fabbriche, i fallimenti a catenae la disoccupazione: la crisi fu particolarmente disastrosa in Germania, dove alle elezionidel 1930, si affermò il parrtito nazista, in un clima di violenza e di demagogica propaganda hitleriana. Per la verità Hitler si era esplicitaente rifatto all’esempio di Mussolini nella tecnica seguita per la presa del potere: insistenza sulla necessità di una svolta; l’uso della violenza; offerte ai conservatori di un pronto ristabilimento dell’ordine e della tranquillità sociale; aggiungendo però l’esaltazione nazionalistica, che Mussolini riprenderà da Hitler in un secondo momento, della missione imperiale germanica. Diversamente dal fascismo, il nazismo si nutriva di una completa ed esclusiva concezione totalitaria dello Stato-nazione, incentrata sul mito pagano della pura razza ariana, che lo rendeva più pericoloso, sistematico e subdolo dello stesso fascismo. L’aggressività internazionale dell’Italia fascista e l’avvicinamento alla Germania nazista si spiegano in un quadro generale in cui i regimi dittatoriali si diffondevano a macchia d’olio: così si comprende come tutta l’Europa orientale e buona parte di quella occidentale era governata da dittature: anche paesi di antiche tradizioni liberal-democraiche, come la Francia ed il Belgio, vedevano proliferare gruppi e movimenti d’ispirazione fascista. L’ideologia totalitaria fu quindi il motivo causante lo scoppio della seconda Guerra mondiale, le cui origini vanno cercate proprio nella politica aggressiva perseguita in Europa dalla Germania nazista, giunta ad assumere la guida del blocco dei paesi a regime totalitario di destra, tra cui l’Italia fascista, ed in Asia dal Giappone, che era retto anch’esso da un regime militarista.

Una Risposta to “Riflessioni critiche sul fascismo: nascita, avvento e contesto popolare; il fascismo nel quadro della politica internazionale e le velleità imperialistiche di Mussolini. Fascismo e nazismo; fascismo e antifascismo”

  1. Lulu said

    Wow

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