ENZO NAPOLITANO

Storie a un passo dalla vita

Appunti critici sul periodo storico della rivoluzione francese: le cause e le conseguenze di un avvenimento che ha sconvolto il tradizionale assetto politico e sociale europeo

di Vincenzo Napolitano

bastigliaNella seconda metà del XVIII secolo si verificarono tre eventi storici di importanza capitale, per le trasformazioni sociali che ebbero luogo nell’Ottocento: la rivoluzione americana, quella francesee “l’esportazione” di quest’ultima dalla Francia in Europa con la vicenda napoleonica.Tali eventi ebbero influenza al punto da costituire una svolta decisiva e radicale nel corso della storia europea e delle colonie. Tuttavia, quasi contemporaneamente si svolse un’altra rivoluzione che incise in modo chiaro ed indelebile sul tessuto economico e sociale, quella industriale: lo sviluppo dell’agricoltura capitalistica, con la nuova figura del bracciante salariato al posto del contadino subalterno al padrone; l’accelerazione della rivoluzione industriale, collegata allo sviluppo delle ferrovie, all’incremento dei traffici e dei commerci, alle nuove strutture finanziarie; l’incremento demografico come fattore di sviluppo economico; lo spostamento graduale del baricentro dell’attività produttiva dalle campagne alle città e la crescita parallela delle nuove città industriali, furono alcune caratteristiche di questo tipo di rivoluzione, che fondò le basi della moderna società capitalistica. Per la verità, il Settecento non viene ricordato per essere stato fomentatore di rivoluzioni e gli Stati europei si dedicarono sì ad una poliica di riforme, nota come “dispotismo illuminato”, ma priva di qualsiasi contenuto atto a stravolgere lo “status” della società del tempo. Dovunque in Europa i monarchi si affannarono a concedere rinnovamenti fittizi, che in sostanza però consolidavano il regime tradizionale e svuotavano la carica rivoluzionaria popolare e borghese. La stessa Austria,una delle roccaforti dell’Ancien Regime, si sforzò di rendere lo Stato più efficiente presto seguita dalle monarchie italiane: soltanto la Francia, nella seconda metà del ‘700 si mostrò insensibile al bisogno riformistico, intenta com’era a guerreggiare in Europa: ciò spiega perchè in questo Stato la carica rivoluzionaria si fece sentire più intensa. Inoltre, la diffusione delle idee fisiocratiche, che auspicavano un ammodernamento dell’agricoltura, non più legata a canoni feudali contribuì ad alimentare lo spirito di rivalsa. Fu in effetti la politica incoerente edinettadelregime assolutistico francese a far sì che l’Ancien Regime, di crisi in crisi, precipitasse nel collasso totale. L’esperienza della rivoluzione americana del 1776 servì da insegnamento e da stimolo per l’Europa borghese, in quanto in quella occasione fu ripudiato il concetto di società gerarchizzata in classi o ordini e fu per la prima volta affermato il principio dell’uguaglianza. In pratica, la rivoluzione americana concretizzò l’idea di libertà, di uguaglianza e di controllo dei governati sul governo, già teorizzata da Locke. Quella americana fu dunque una rivoluzione attiva e voluta sin dal momento in cui decise l’indipendenza dalla madrepatria inglese. In Francia invece l’Antico Regime si presentò impreparato all’appuntamento con le riforme, per cui contribuì con la sua fiacchezza, ad annientarsi. Impegolata com’era nelle varie guerre europee, poi la Francia aveva enormi problemi finanziari,che tentava di risolvere con prelievi fiscali smoderati. Quando il peso si fece insostenibile per la borghesia, la nazione precipitò verso il collasso ed il collasso portò alla rivoluzione. Oggi gli storici sono concordi nel ritenere come diretta conseguenza della inettitudine del sovrano e dei ceti dirigenti,lo sviluppo diunavolontàpolitica del ceto medio rivoluzionario nei rappresentanti della nazione francese chiamati a consulto negli Stati generali, trasformati poi in Assemblea Nazionale. Momento culminante ed atto fondamentale della futura storia europea resta la Costituzione del 1791, approntata dall’Assemblea Costituente, per stabilire il principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, anche se nel secondo punto discriminava, in base alla proprietà, i diritti politici di quanti erano considerati cittadini attivi, e quindi eleggibili alle funzioni pubbliche,e i cittadini passivi. L’evoluzione del processo rivoluzionario in Francia deluse però i nobili ed il clero, refrattari alla Costituzione civile, che posero in atto manovre controrivoluzionarie, che finirono per minare alla base il regime di monarchia costituzionale, che si chiuse nel settembre del ‘92, sotto la pressione di gruppi politici più radicali e di organizzate manifestazioni della folla parigina. Le varie fasi della rivoluzione francese, quella girondina, giacobina e termidoniana sottolineano come il movimento fu veriemente interpretato, prima dalla borghesia illuminata, poi dalle fascie popolari ed infine nuovamente dalla borghesia. La costituzione di un governo incerto e reazionario provocò più tardi l’avvento di un regime forte ed autoritario, che sistemò in una sorta di nuva monarchia i risultati della rivoluzione repubblicana. Infine, è importante tener presente l’influenza che nel corso degli avvenimenti politici in Francia ebbero la persistente crisi economica da un lato e dall’altro l’impegno bellico. Proprio la concentrazione delle risorse della repubblica nella guerra portò i capi dell’esercito ad acquistare il peso che schiacciò la classe politica civile: i generali, sollecitati a più riprese a salvare la repubblica, finirono, con Napoleone Bonaparte, per esserne gli arbitri sovrani. La rivoluzione francese però contribuì a diffondere per l’Europa, oltre ai principi di uguaglianza e di libertà, anche una nuova idea di nazione. Infatti la Francia si era presentata al mondo come il modello di una nazione libera: una nazione cioè, che si era liberata dall’assolutismo dei sovrani e che si proponeva di liberare, nello stesso modo, gli altri popoli europei. Sebbene con l’impero napoleonico l’espansione francese in Europa si tradusse in una forma di aggressione e di dominazione, i criteri rivoluzionari e liberali francesi accesero ovunque sentimenti nazionali e di indipendenza politica, ispirando le idee di democrazia che furono allabase dell’epopea risorgimentale.

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