ENZO NAPOLITANO

Storie a un passo dalla vita

La storia europea del primo Ottocento; cause ed effetti dell’affermazione del concetto di nazionalità, nel contesto della rivoluzione industriale

di Vincenzo Napolitano

camillobensoIn genere, il periodo della storia europea della prima metà dell’Ottocento viene studiato alla luce di tre indirizzi fondamentali, che contrassegnarono in modo determinante lo svolgersi degli eventi: la diffusione e l’accelerazione della rivoluzione industriale; lo sviluppo dei movimenti nazionali; il cammino verso la democrazia. Queste cause, sebbene originate da diversa natura, sono in realtà tra loro profondamente intrecciate nell’evoluzione del processo storico, politico e sociale europeo. Per ragioni di chiarezza, però, sarà bene esaminare i tre punti separatamente.Oggi appare chiaro che la rivoluzione industriale ebbe origine in Inghilterra, verso la metà del Settecento e nei primi decenni dell’Ottocento, essa si diffuse in altre aree europee, come la Francia, il Belgio, la Germania e la Svizzera e, solo a fine secolo, anche in Italia. Oggi gli storici paragonano gli effetti benefici della rivoluzione industriale a quelli prodotti dalla rivoluzione neolitica, avvenuta circa 8000 anni prima di Cristo, che trasformò progressivamente l’umanità da un insieme di bande di cacciatori in continuo movimento, in un insieme di società organizzate e stabili, dedite in prevalenza alle attività agricole. Con la stessa rilevanza, la rivoluzione industriale trasformò un numero sempre più grande di uomini da agricoltori e pastori in soggetti capaci di maneggiare e far funzionare macchine complesse, azionate da nuove forme e nuove fonti di energia. Sarebbe quindi un errore considerare la rivoluzione industriale semplicemente come un fatto tecnico, in quanto essa cambiò a poco a poco la vita dell’uomo e provocò mutamenti profondi nell’organizzazione sociale. Sotto questo aspetto, la rivoluzione industriale è un fenomeno da interruzioni, dalle origini fino ai nostri giorni, nel suo lento ma continuo processo evolutivo. Le trasformazioni che si verificarono nella prima metà dell’Ottocento furono quindi profonde ed incisero notevolmente sull’economia e sulla società europea del tempo. Esaminando gli sviluppi differenziati delle forme di produzione capitalistiche nel mondo agricolo e la prima diffusione della rivoluzione industriale dall’Inghilterra ad altre aree europee ci si rende conto della portata storica del fenomeno. Sull’esempio inglese, nel settore agricolo, ai tradizionali vincoli feudali, che legavano i contadini alla terra e al padrone si sostituì il lavoro salariato dei braccianti chiamati a prestare la loro opera ad imprenditori agrari capitalisti. Ma la rivoluzione industriale fu oltremodo accelerata dallo sviluppo delle ferrovie, dall’incremento dei traffici e dei commerci e dalle nuove strutture finanziarie. In effetti, la rivoluzione dei trasporti e l’enorme impiego di capitali e di forza-lavoro cui essa dette luogo, furono la diretta conseguenza delle trasformazioni economiche in atto e nello stesso tempo una delle cause della loro accelerazione. La principale caratteristica della nuova era industriale ed agricola, consistette così nel definitivo passaggio da una economia di sussistenza all’economia di mercato. L’incremento demografico poi svolse la sua parte, come fattore di sviluppo economico e motivo di modifica delle strutture sociali: la diffusione dei sistemi di produzione capitalistica produsse la nascita di una classe di lavoratori dipendenti e salariati, che si chiamarono proletari. La società capitalistico-industriale introdusse altresì una radicale novità: la netta separazione tra i detentori del capitale e degli strumenti di produzione da un lato, e i prestatori d’opera, o forza-lavoro, dall’altro. La rivoluzione industriale significò senz’altro il cambiamento di modi di vita e mentalità secolari: con l’affermazione delle tecniche di fabbrica sparirono tanti antichi mestieri ed attività artigianali e nacquero altre nuove attività e professioni, come i tecnici, gli amministratori e gli impiegati. Infine, con la crescita degli apparati statali, delle burocrazie e degli eserciti venne alla ribalta un ceto sempre più numeroso di lavoratori, legati allo Stato, che spesso non si identificavano nè con la borghesia capitalistica, nè con il proletariato, nè con le antiche categorie di artigiani e di piccoli produttori, destinati a far sentire il loro peso lungo la storia dell’Ottocento e del Novecento.Quanto allo sviluppo dei movimenti nazionali, possiamo dire che esso è collegato in gran parte alla rivoluzione francese e all’impero napoleonico: ambedue contribuirono a diffondere in Europa una nuova concezione dello Stato e una nuova idea di nazione, libera dall’assolutismo dei re. Tuttavia il programma dei rivoluzionari francesi di liberare i popoli oppressi dalle dominazioni dei sovrani tiranni si risolse diversamente. L’espansione napoleonica in Europa si tradusse in una nuova forma di oppressione e di dominazione, ben lungi dalla confederazione di nazioni indipendenti e sovrane, promessa alla vigilia delle imprese belliche. I popoli europei, inseriti nell’impero francese non si sentirono mai uniti, nè più liberi di prima. Specialmente in Spagna, in Germania e in Italia sorsero movimenti culturali e politici contro Napoleone, che convergevano tendenze politiche di varia natura. In genere, però, essi esprimevano la comune volontà di essere liberi, cioè non più dominati da governi stranieri, ed indipendenti, manifestando per la prima volta un’esigenza di nazionalità e unità, che stimolerà i moti d’insurrezione risorgimentale in tutta Europa nella prima metà dell’Ottocento. La corrente ideologica che meglio esprimeva le aspirazioni dei nuovi ceti borghesi, era il liberalismo, che in campo economico fu affiancato e sostenuto dalle dottrine liberiste: essa affermava il concetto di nazionalità, che trovò applicazioni differenziate da paese a paese, come dimostra la dimostra il diverso processo di unificazione compiuto in Germania, dove il collegamento tra liberalismo ed idea nazionale fu blando e la reazione antinapoleonica più violenta e popolare, e in Italia, dove prevalse un’interpretazione liberale e moderata dell’unità nazionale. La Prussia, a sua volta funse da catalizzatrice del risveglio nazionale tedesco, interpretando il pensiero giuridico dello Stato espresso da Kant, Goethe e Schiller, fino alla massima concezione di solidità nazionale con l’esaltazione del genio della stirpe tedesca. Nella rivoluzione america ed in quella francese si può cogliere anche l’idea di democrazia, destinata ad essere il fine di numerose lotte sociali in Europa: essa basava la sua validità sul principio che il potere apparteneva al popolo, cioè all’assemblea di cittadini, aventi a pari diritto di partecipare, mediante libere elezioni, alla scelta dei governanti. I principi democratici tendevano, come si può comprendere, a risvegliare gli strati deboli ed indigenti della società e vennero invece ostacolati dalle classi medio alte e privilegiate, dal momento che le nuove teorie, nel presupporre uguali diritti politici, favorivano il popolo. Ad ogni modo, i principi democratici si affermarono con molto ritardo in Europa ed in particolare in Italia: uno degli ostacoli alla loro applicazione fu lo scarso interesse della maggioranza del popolo, che non aveva in precedenza mai preso parte agli affari politici, per le condizioni di estrema miseria, analfabetismo ed emarginazione in cui vivevano larghe fasce della popolazione. Ma la democrazia fu ostacolata e con successo dalle aristocrazie e dalle classi borghesi, che nella società europea occupavano una posizione dominante per ricchezza ed influenza: per tutto il XIX secolo esse combatterono contro il principio democratico dell’uguaglianza dei diritti politici, negando al popolo il diritto di voto. D’altra parte, ciò si era verificato già durante la rivoluzione francese, quando il Direttorio aveva riservato i diritti politici ai grandi proprietari di terre, commercianti e finanzieri, che avevano fatto fortuna durante la rivoluzione: nella stessa Inghilterra liberale, che per prima adottò il regime parlamentare, i diritti politici erano rigorosamente riservati alle classi più ricche. La democrazia, per affermarsi nel nostro secolo, ha avuto bisogno di una trasformazione della situazione sociale e, nel tempo stesso, di una spinta dal basso, cioè di un’azione consapevole ed organizzata degli strati popolari per far valere i propri diritti: in ciò si è adoperato in Europa il movimento socialista. La storia dell’Ottocento è infatti contrassegnata dalle lotte e dai contrasti, per diminuire le enormi disparità di condizioni sociali e per realizzare la democrazia politica.

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