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Mobilità forzata, le previsioni della Uil Sannio

Posted by redazione su 4 aprile, 2015

uil LOGOLa mobilità forzata a cui sta lavorando il ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia, rischia di tradursi anche in un taglio degli stipendi. Per i dipendenti del pubblico impiego si preparano anni difficili. Ciò che nelle precedenti riforme era sempre stato delegato alla contrattazione, ora viene deciso in modo unilaterale dal governo, che anche su questa partita ha scavalcato i sindacati. Due giorni fa il Governo ha presentato un documento di quattro articoli, che sarà un Dpcm, con le tabelle di equiparazione. Queste dovrebbero essere un punto di riferimento per l’inquadramento di quanti saranno spostati da un’amministrazione all’altra. Il Ministro Madia sostiene che le valutazioni contrarie da parte del sindacato al provvedimento del governo sulle tabelle di equiparazione sono battaglie ideologiche. Ebbene cosa c’è di ideologico quando si affronta mobilità obbligatoria, inquadramenti e salari senza un reale confronto, ma con tabelle precostituite e definite per legge? Sono materie che in qualsiasi rapporto di lavoro fanno parte della contrattazione. Il governo Renzi le ha presentate dopo una lunga elaborazione e ora velocemente ci chiede un parere, e senza nessun confronto. Per di più, queste tabelle sono presuntive, toccherà poi alle amministrazioni inquadrare i lavoratori, considerando titoli di studio e carriera pregressa. Tutto ciò determinerà molto contenzioso, anche perché non viene assicurato il mantenimento del precedente salario. Lo stesso assegno ad personam, che dovrebbe essere garantito, è legato alle risorse finanziare da trovare. “La Uil, e il sindacato nella sua interezza, – osserva Fioravante Bosco, segretario generale aggiunto della Uil Avellino/Benevento – vuole gestire questi processi e non subirli. Non si possono accettare queste continue sfide: o fate come diciamo noi oppure amen! Questo Paese ha ancora statuita una regola: il rapporto di lavoro è frutto di relazioni e contrattazione, se non lo si vuole accettare allora si vuole il conflitto. E il conflitto, imponendo queste condizioni capestro, di certo non mancherà”.

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