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Caserta, al Teatro Civico 14 arriva ‘L’angelo dalle gambe storte’

Posted by enzonapolitano su 18 febbraio, 2015

 

teatro civicoPer la rassegna di Teatro a cappello Sciapò andrà in scena al Teatro Civico 14 di Caserta, domenica 22 febbraio 2015 alle ore 19.00, lo spettacolo Garrincha – L’angelo dalle gambe storte diretto da Giancarlo Fares, con F. Valeriano Solfiti e le percussioni di Pietro Petrosini. Si racconta la storia di Manoel Dos Santos, meglio noto con lo pseudonimo Garrincha, amatissimo calciatore brasiliano, gioia e felicità di un popolo innamorato pazzo del football. Mane era l’essenza del calcio, quando volava sulla fascia destra e ubriacava gli avversari, bruciandoli nel fuoco sacro dei suoi dribbling. La favola di Manoel Francisco dos Santos, l’ala destra che sussurrava ai passeri, il grande Garrincha, il bambino che anche nella vita si è trovato di fronte alla necessità di continuare a dribblare, superare persone, cose e fatti per non cadere. Una vita intera passata in quella zona del campo dove non esistono regole, dove l’unica regola devi essere tu, ai margini di quella linea bianca che separa il mondo da te. Garrincha era stato soprannominato la gioia del popolo, l’uomo che ha insegnato alla gente a ridere. E la gente ha riso per tutta la sua vita, prima con lui e poi di lui. Osannato, innalzato a mito, poi umiliato e abbandonato, degradato a ubriacone, a poveraccio, mai abbastanza ringraziato e troppo tardi pianto. Il grande Garrincha, poeta della finta impossibile, ha insegnato a tutto il mondo che il calcio è gioia, festa, divertimento, ma soprattutto poesia, e di questa poesia è stato il miglior autore. La storia di un angelo, di un “diverso”, puro, una leggenda, un tramite tra il popolo e la gioia. La stella di Garrincha comincia a splendere il 13 marzo del 1953. Gioca in una squadra amatoriale, il Serrano di Petropolis, lo portano a Rio per un provino al campo del Botafogo. Quel giorno sono in pochi e, fatto inedito e straordinario, trova posto nelle riserve che giocano contro i titolari. Garrincha gioca ala destra e si trova di fronte il più grande laterale sinistro di ogni epoca, quel Nilton Santos che ha un soprannome che dice tutto: Enciclopedia. Su quel provino sono stati scritti intere pagine di giornale, chi dice che Garrincha fece fare una figuraccia al grande Nilton, chi racconta che alla fine Nilton lo voleva prendere a cazzotti e così via. Muore all’alba del 21 gennaio del 1983 all’ospedale Alto da Boavista sopra Rio de Janeiro, abbandonato da tempo da quel suo corpo ormai inutile. L’autopsia rivelerà che il suo cervello, il cuore, i polmoni, il fegato, il pancreas, l’intestino e i reni, erano parzialmente distrutti dall’alcol. Muore così Manoel Dos Santos, detto Garrinchia, uno dei pochi brasiliani che non ha bisogno di presentazioni. Anche chi non sa di football sa che fu un genio del dribbling, eroe di due campionati del mondo, l’uomo più amato dell’intero Brasile. Quando muore Garrincha, a 49 anni, nella miseria e nell’abbandono, un sentimento di colpa di abbatte su tutto il Brasile, che ancora una volta si dimostra ingrato con uno dei suoi figli più ingenui e più amati.

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