ENZO NAPOLITANO

Storie a un passo dalla vita

Il Salvagente avverte: “C’è arsenico nell’acqua di casa”. A suon di deroghe, da anni i Comuni aggirano i limiti. Sos, ma non in Campania (?)

Posted by redazione su 25 novembre, 2010

Tra le diverse sostanze tossiche, da tempo c’è anche arsenico nell’acqua che bevono gli Italiani e nessuno lo sa. Ma da inizio 2011 l’Unione Europea non ha più intenzione di concedere deroghe e ci andrà giù pesante. Varando un provvedimento che stabilisce limiti di tempo precisi per ciascun comune entro i quali dovranno essere messe a norma le quantità delle sostanze inquinanti.
Perché quello che non tutti sanno è che fino al 2011, nonostante la tossicità di molte acque (l’arsenico può provocare molte malattie, fra le quali il cancro), grazie a “esenzioni speciali” molte città arginavano la legge. Si legge sul sito del Salvagente. “Da quando nel 2001 è entrata in vigore la norma che impone regole più stringenti sulla presenza di inquinanti e metalli pesanti, 13 Regioni su 20 hanno fatto richiesta al ministero della Salute di consentire a questo o a quel Comune di dichiarare bevibile la sua acqua, nonostante gli sforamenti”.
Tra i paesi europei l’Italia è quello che, per stessa denuncia della Ue, ha approvato più richieste di deroga. Arsenico, boro, fluoro, nitrati, vanadio e trialometani le sostanze i cui livelli più spesso eccedono. Colpa soprattutto dell’origine vulcanica del nostro territorio, e dell’orografia complessa, che rende le nostre acque naturalmente ricche di metalli pesanti. Ma anche la mano umana ha fatto la sua parte, e lo si nota rilevando residui di sostanze usate in agricoltura, o sottoprodotti dei processi di potabilizzazione.
Ma per rimediare – continua il Salvagente- c’è la scappatoia. In puro italian style. “Lo prevede la stessa legge 31/01, adeguamento di una direttiva europea: i Comuni che si rendono conto di avere parametri non in regola possono fare richiesta di deroga alla Regione , che a sua volta la gira al ministero della Salute, che, sentito il Consiglio superiore di sanità, concede che l’acqua venga comunque destinata “a uso umano” e bevuta, ma a certe condizioni. Tra queste, la presentazione di un piano di interventi per bonificare le acque, e l’impegno a informare la cittadinanza del problema.
Fino a oggi non è mai successo che il ministero rifiutasse una deroga.
Il primato andava fino all’anno scorso alla Campania, in deroga permanente da 7 anni, perché dal 2002 non riesce a fare rientrare i livelli di fluoro. Ma l’elenco è lungo: il Lazio vi compare dal 2006 (fluoro, arsenico, e vanadio oltre i limiti), la Toscana dal 2003 (prima magnesio e solfati, poi arsenico, boro, e trialometani, cui si sono aggiunti i cloriti), la Lombardia dal 2004 (arsenico) come il Piemonte (arsenico e nichel, rientrato nel 2008) e la Puglia (cloriti fino al 2006 e trialometani). Nel 2009 in 8 hanno rinnovato la richiesta. Ma anche in questo caso la situazione non si è di molto modificata.(LIBERO)

SCARICA L’ELENCO DEI 128 COMUNI FUORILEGGE

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