
Ipotesi di valorizzazione del Taburno
come area geograficamente coagulante
- Il prof. Napolitano in una intervista pubblicata sulla rivista “L’Aquilone” illustra il suo progetto per rilanciare radicalmente il territorio dell’area sannita
Da qualche tempo non si fa altro che parlare di unità politico-amministrativa di quel grosso comprensorio urbano che si sviluppa alle falde del monte Tabumo. Esisterebbero le condizioni teoriche e pratiche, perché questa ipotesi si potesse tradurre concretamente. Per una risposta attinente occorre andare indietro nel tempo e cercare di ricostruire quella linfa primordiale .da cui ha preso vita la differenziazione, che ha portato alle municipalità attuali. Al prof. Vincenzo Napolitano, docente di Storia, autore di numerose pubblicazioni in cui spesso si accenna al Tabumo, chiediamo cosa significhi questa tendenza della moderna ricerca storica ad amalgamare ed accentrare il senso delle realtà locali orbitanti intorno al Tabumo……
Intorno al Taburno gravitano una quindicina di Comuni ed è quindi lecito ritenere che, almeno per il passato, questa montagna abbia assunto una/unzione aggregante, sia dal punto di vista politico che sociale ed economico.
Eppure è ancora dura a cadere l’ipotesi di inquadrare le realtà locali in senso municipalistico oppure intendendo geograficamente non il Tabumo, ma le valli che dalle sue pendici si promanano per diversi chilometri….
Questo modo di interpretare il territorio è superato: tanto più che oggi è assodata l’importanza che in passato hanno assunto i rilievi montani o collinari, molto più che le valli, per il processo di formazione del tessuto urbano, soprattutto in epoca antica o medioevale: per il Taburno basti pensare alla zona archeologica romana della villa di Cocceo, scoperta un trentennio fa dal!’ indimenticabile Amedeo Maturi, ai resti sannitici o addirittura presannitici noti come Pizzillo di Bonea, o meglio ancora, agli avanzi della primitiva Caudium, proprio alle pendici del monte…. Durante il Medioevo poi tutti sanno come, a causa delle invasioni barbariche del IX-X secolo, le municipalità sannite abbiano ricercato scampo e protezione verso le alture: così si spiega l’evoluzione urbana di Tocco Gaudio, ad esempio, di Solopaca, di Cantano o, ancor meglio, di Sant’Agata dei Goti….
Quindi, mi pare di capire che lei non ritiene storicamente valida l’idea di intendere le divisioni etniche sulla base di elementi territoriali troppo ben definiti….
Certamente. Non ritengo giusta, anzi direi essere limitativa, Videa di intendere storicamente i Sanniti divisi per “gens” o, peggio ancora, secondo politiche di campanile: esisterebbero i caudini come sottospecie etnica dei Sanniti e invece, come appare più chiaro, essi non sono che una diretta risultante di un lungo processo culturale, sviluppatesi sul percorso dei vari habitat tanto diversificati nel comprensorio delle nostre aree interne….
- Lei ribalterebbe quindi Pinterpretazione storica del territorio, puntando ad una riconsiderazione delle montagne, piuttosto che delle vallate….
Io ritengo che il Taburno, più che la valle vitulanese o caudina o telesina, sia l’elemento da prendere come riferimento geografico unificante. In tal modo si spiegala forte affinità culturale, il coagulo di interessi economici, la matrice lessico-grammaticale comune del dialetto parlato, le tradizioni, gli usi e le consuetudini presenti e ancora vive qua e là tra le comunità del Taburno.
- La recente istituzione, voluta dalla Comunità Montana del Taburno, del Parco Naturale potrebbe essere un’occasione propizia per la valorizzazione del Taburno, tanto decantato da Virgilio: non le pare?
Dacché sono state istituite le Regioni, i grandi stanziamenti sono andati a Napoli, che ha divorato e continua a divorare migliaia di miliardi, senza farsi scrupolo delle aree interne. In pratica, da venti anni a questa parte la provincia di Benevento raccoglie soltanto le briciole dei soldi che lo Stato istituisce a beneficio dei cittadini. Il Taburno potrebbe essere elevato a zona franca, immune dalle speculazioni edilizie; .tanto più che l’intero territorio montano e pedemontano è sotto tutela dei vincoli dettati dalla legge Galasso
- Invece, continuano a proliferare costruzioni abusive, complessi turistici, si creano discariche di rifiuti un po’ dappertutto, senza che nessun Ente pubblico si faccia carico di intervenire….
Esattamente. Lei mi da l’occasione per ricordare ai lettori che ogni fine settimana migliata di turisti provenienti da ogni dove della Campania fanno uso ed abuso della loro presenza (peraltro infruttuosa, perché non esiste alcun pedaggio d’ingresso, almeno per i giorni festivi o prefestivi) sul Taburno. Anno dopo anno, decine di ettari di bosco bruciano, anche perché manca una politica di tutela delle nostre bellezze paesaggistiche….
Il discorso potrebbe continuare; ma questa chiacchierata con il prof. Vincenzo Napolitano basta fin qui per rendere l’idea del grande patrimonio di cui inconsapevolmente siamo custodi. Al Taburno bisogna guardare come indispensabile fonte di ricchezza morale (un ritomo alla contemplazione di uno dei paesaggi montani più belli dTtalia) e materiale (grazie ad una seria politica di turismo controllato, magari affidando la gestione della pulizia e della vigilanza ad una cooperativa giovanile). Ma adesso il discorso cambia e subentra la politica delle scelte coerenti e degli interventi concreti.
OTTAVIO GUERRA